Forno e Farina

I lievitati

Panettone, colomba e brioche: i grandi lievitati in casa

Come si fa il panettone in casa, che cosa distingue pandoro e colomba, e perché per legge questi lievitati non possono contenere più dell'1% di lievito.

Un panettone fatto in casa nel pirottino di carta, con uno spicchio tagliato che mostra l'alveolatura lunga
Due giorni di lavoro per questa fetta. I ferri accanto servono a tenerlo capovolto mentre fredda.

Un panettone fatto in casa sono due giorni di lavoro, e conviene saperlo prima di cominciare piuttosto che a mezzanotte del primo. Non è una tecnica difficile: è una tecnica lunga, in cui quasi tutto il tempo lo passa l'impasto e non tu. Questa pagina spiega come sono fatti i grandi lievitati delle feste, e che cosa la legge italiana pretende quando li chiami con il loro nome.

Che cosa dice la legge su panettone, pandoro e colomba

Sono tre dei pochi dolci italiani con una definizione normativa, e vale la pena capire di che tipo: non è una denominazione geografica come la DOP o la IGP del regolamento europeo sui regimi di qualità, che legano un prodotto a un territorio, ma una norma italiana sulla composizione, che vincola gli ingredienti e lascia libero il luogo. Il decreto ministeriale del 22 luglio 2005 sui prodotti dolciari da forno stabilisce che cosa può essere venduto con quei nomi, e il vincolo più interessante per chi impasta in casa è questo: il lievito, quando impiegato, non deve superare l'uno per cento dell'impasto tal quale.

Che cosa fissa il decretoCome è espressoChe cosa comporta in pratica
Tetto al lievitomassimo 1% dell'impasto tal qualeNiente scorciatoie: la spinta deve venire dal tempo, non dalla dose
Percentuali minime di tuorloriferite al secco, sull'impasto pronto per la porzionaturaUn impasto povero di uova non è panettone, comunque lo chiami
Percentuali minime di materia grassa butirricariferite al seccoIl burro non è sostituibile con margarina nel prodotto a norma
Percentuali minime di uvetta e scorze di agrumi canditiriferite al seccoVale per il panettone tradizionale, non per le varianti
Rapporto tuorlo/albume di riferimento35/65Serve a calcolare le percentuali quando si usano uova intere

Il decreto vincola chi vende, non chi impasta in casa, ma resta la definizione più precisa di che cosa sia davvero questo dolce. Un limite della tabella, detto apertamente: riporta che cosa il decreto fissa e in quale forma, non i valori numerici delle singole percentuali minime, che non ho verificato direttamente sul testo. Per quelli la fonte è il decreto in Gazzetta Ufficiale.

Come si fa il panettone in casa?

La struttura è sempre la stessa e cambia poco fra le scuole. Si parte da un lievito in forza, cioè rinfrescato più volte nei giorni precedenti finché non raddoppia con regolarità in poche ore. Un lievito pigro è la causa numero uno dei panettoni bassi.

Il primo impasto si fa la sera con farina, acqua, zucchero, tuorli, burro e il lievito, e si lascia crescere tutta la notte a temperatura controllata, intorno ai 24-26 °C, finché non triplica. Il secondo impasto la mattina dopo aggiunge il resto: farina, zucchero, tuorli, burro, sale, aromi e la frutta.

Seguono un riposo, la formatura in palline, l'ultima lievitazione nello stampo fino a due dita dal bordo, e la cottura. Appena esce dal forno si infilza alla base e si tiene capovolto fino a completo raffreddamento, perché la struttura è ancora troppo calda per reggersi.

Che stampo, per che peso

Gli stampi di carta si vendono per il peso del prodotto finito, non per quello dell'impasto: un pirottino da 1 kg è dimensionato per un panettone finito da un chilo. La regola pratica è riempirlo poco più di metà e lasciare crescere fino a due dita dal bordo.

Non troverai qui una tabella di grammature per pirottino: le proporzioni fra peso dell'impasto e formato variano fra i produttori, e non ho una fonte pubblicata a cui riferirle. La scheda del produttore dello stampo è il posto giusto per quel numero.

Panettone o pandoro?

Il pandoro è l'altro dolce di Natale e non è un panettone senza uvetta. L'impasto è più ricco di burro e uova, il colore è più giallo, non ci sono canditi, e la cottura avviene nello stampo a stella a otto punte che gli dà la forma. Si serve spolverato di zucchero a velo.

Lo dico apertamente: a Natale il panettone lo faccio e il pandoro lo compro. Non perché sia più difficile, ma perché la resa in casa dello stampo a stella è deludente rispetto a quello industriale, e preferisco spendere le due giornate sull'altro.

La colomba pasquale

È lo stesso impianto del panettone, spostato a primavera: stessa logica di doppio impasto, stessa lunghezza, forma diversa e glassa di mandorle e zucchero sopra, con granella e mandorle intere. Al posto di uvetta e canditi misti va di solito solo scorza d'arancia candita.

Chi ha fatto un panettone sa già fare una colomba. Il passaggio nuovo è la glassa, che si stende prima della cottura e deve essere abbastanza fluida da distribuirsi senza colare.

Cornetti, croissant e brioche: la sfogliatura

Qui la tecnica cambia del tutto. Non si tratta di far crescere una massa ricca, ma di alternare strati di impasto e strati di burro, in modo che in forno il burro evapori e separi le sfoglie.

Il burro deve restare plastico e freddo per tutta la lavorazione: se si scioglie entra nell'impasto e gli strati spariscono. Si lavora in tre pieghe da tre, con almeno mezz'ora di frigo fra una piega e l'altra, e in una cucina calda conviene ridurre le pieghe piuttosto che insistere.

Il cornetto italiano non è un croissant: l'impasto è più dolce, spesso con uova e aromi, e la consistenza più morbida. Il croissant francese è meno dolce, più burroso e più fragile. Sono due dolci, non due nomi.

Con che lievito?

I grandi lievitati vogliono un lievito naturale in forza, ed è la ragione per cui tengo vivo il mio: viene da mia nonna, sta in frigo in un barattolo e lo rinfresco ogni settimana da quasi vent'anni. Su un impasto così ricco di zuccheri e grassi serve una spinta che duri ore, e il tetto dell'1% fissato dal decreto per il lievito compresso dice, in filigrana, la stessa cosa.

Come si avvia una coltura del genere, come si rinfresca e come si conserva non è argomento di questo sito.

È materia di chi si occupa di pane, e trattarla qui di sfuggita servirebbe solo a farlo male. Qui basta sapere che senza un lievito in forma un panettone non viene.

Fonti

  • Decreto del Ministero delle Attività Produttive del 22 luglio 2005, disciplina della produzione e della vendita di taluni prodotti dolciari da forno, Allegato I, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 177 del 1 agosto 2005.

Domande rapide

Due giorni, contando i rinfreschi del lievito che li precedono. Il primo impasto si fa la sera e lievita tutta la notte, il secondo la mattina dopo, poi seguono la puntata, la formatura, l'ultima lievitazione e la cottura. Le ricette che promettono un panettone in una serata stanno facendo un altro dolce.
Perché l'alveolatura è alta e umida e, appena uscito dal forno, il glutine è ancora troppo caldo per reggere il proprio peso: lasciandolo dritto si affloscia al centro. Si infilzano due ferri alla base e si tiene capovolto per diverse ore, finché non è completamente freddo.
Il pandoro non ha uvetta né canditi, ha più burro e uova e un impasto più ricco e giallo, e viene cotto nello stampo a stella. Il panettone ha la classica cupola, l'alveolatura più aperta e, nella versione tradizionale, uvetta e scorze di agrumi canditi.
No, anche se la tecnica di sfogliatura è la stessa. Il cornetto italiano ha un impasto più dolce, spesso con uova e aromi come vaniglia o scorza d'arancia, ed è più morbido. Il croissant francese è meno dolce, più burroso e più croccante.

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